Cancellare un protesto: come fare

Cancellare un protesto: come fare

Se si emettono assegni scoperti o a vuoto, o se si pagano in ritardo una o più rate di un mutuo, un finanziamento o un prestito o, ancora, se non si pagano del tutto una o più rate, si viene inseriti nel Registro dei Protesti. Come si può fare per ottenerne la cancellazione? Un protesto è la contestazione, verso una persona fisica o giuridica, di un mancato pagamento o di un ritardo sulla data pattuita per lo stesso. Quando si incorre in un protesto, il proprio nominativo viene inserito in un'apposita lista, chiamata in gergo lista dei cattivi pagatori o, ufficialmente, Registro dei Protesti. Essere inseriti in questo elenco significa non poter più accedere a prestiti, finanziamenti o mutui di alcun genere, in quanto ritenuti soggetti inaffidabili. L'iscrizione nel Registro dei Protesti è un atto ufficiale e giuridico, in quanto non ottemperare agli obblighi di pagamento è considerato un reato civile e finanziario, equiparabile alla truffa. In tutti i casi si verrà sanzionati ed obbligati a pagare quanto dovuto, con l'addizione degli interessi di mora, che sono una multa per il pagatore ed un risarcimento danni per il creditore.

Si incorre nel protesto in diverse situazioni:

  • se si effettuano pagamenti tramite assegni a vuoto, totalmente o parzialmente scoperti
  • se si effettuano pagamenti post-datati che risultano poi scoperti
  • se si effettuano pagamenti con assegni falsi, contraffatti o non completi nella loro compilazione, in modo da non poter essere riscossi
  • se si ritarda nel pagamento di una o più rate di un mutuo, di un prestito o di un finanziamento
  • se si salta il pagamento di una o più rate di un mutuo, di un prestito o di un finanziamento Nel caso di irregolarità tramite assegno, si parla di protesto bancario. Nel caso di irregolarità su corresponsione di rate di mutui, prestiti o finanziamenti, si parla di protesto cambiale.

Il creditore, nel momento in cui si accorge dell'assegno irregolare o del ritardo o mancato pagamento di una rata, in prima istanza fa arrivare un richiamo ufficiale al debitore, tramite lettera di intimazione al pagamento. Se, nonostante questo, la situazione non viene regolarizzata, il debitore viene denunciato ed iscritto nel Registro di Protesto. Tale registro ha un database, consultabile da tutti gli autorizzati a prestare denaro, a rateizzare pagamenti o ad accettare assegni al posto di contante. A questo punto, ogni volta che il soggetto in questione chiederà di pagare con un assegno, di pagare della merce a rate o di ottenere un mutuo o un prestito, questa possibilità gli sarà negata, in quanto considerato cattivo pagatore.

Come cancellare un protesto cambiale

La cancellazione di un protesto cambiale, o di un protesto per assegno, è possibile, se ne sussistono le condizioni. Non è un percorso breve né semplice ma, soprattutto se è la prima volta che si viene inseriti nel Registro Protesti, se effettuato in maniera regolare, nella stragrande maggioranza dei casi è fattibile. La cancellazione dal Registro Protesti deve passare attraverso il tribunale competente, a seconda della gestione della provincia di residenza. Solitamente si passa dal Giudice di Pace ma non per tutte le regioni e le province è così. Per sapere a chi rivolgersi, bisogna chiedere all'Ufficio competente del proprio Comune di residenza, che saprà indicare l'iter preciso da seguire.

Come prima cosa, per ottenere la cancellazione di un protesto cambiale, bisogna aver saldato tutti i conti che hanno portato all'iscrizione nel Registro dei Cattivi Pagatori. Questo significa aver restituito la quota effettiva della rata o delle rate non pagate inclusi tutti gli interessi moratori. In caso di protesto bancario bisogna aver saldato l'intero importo del pagamento che spettava al creditore. Il saldo deve avvenire entro 12 mesi dalla notifica del protesto. Scaduto l'anno, non è più possibile chiedere la cancellazione, nemmeno se si rimborsa tutto, fino all'ultimo centesimo. In quel caso si può solamente notificare l'avvenuto pagamento ufficialmente, presentando la documentazione in carta da bollo da euro 14,62.

Per ottenere il decreto per la cancellazione del protesto cambiale o bancario, in sede di tribunale competente, bisogna portare i propri documenti di riconoscimento, i contratti di compravendita relativi alla pratica sulla quale è scattato il protesto e le ricevute dei rimborsi effettuati, entro 12 mesi dall'iscrizione nel Registro Protesti. Il Giudice, così, potrà verificare la regolarità delle operazioni, controllare che sia stato restituito tutto l'importo e che non siano decaduti i termini temporali. Se tutto risulta regolare, il Giudice firmerà il decreto, in base alla Legge 108/96. Il costo dell'operazione è un bollo da euro 8,00 per la presentazione della domanda più uno da euro 14,62 da applicare sul decreto.

Col documento ottenuto in tribunale, ci si può presentare all'Ufficio Protesti e chiedere la cancellazione protesto cambiale o bancario. Solitamente, se è la prima volta che il soggetto viene protestato, col decreto di cancellazione protesto cambiale o bancario, il nominativo viene rimosso dall'archivio informatico entro 25 giorni dalla richiesta. Di questi 25 giorni i primi 20 sono di elaborazione della pratica e gli ultimi 5 di accettazione. Una volta rimosso il nominativo dal Registro Protesti si potrà avere, nuovamente, accesso alla richiesta di mutui, pagamenti rateali ed emissione di assegni.

Può accadere che, per diversi motivi, un pagamento venga effettuato correttamente ma non arrivi al destinatario. Nel caso delle rate di un mutuo o di un finanziamento, può succedere per un errore di comunicazione tra i server, per interruzioni di connessione, per bug di sistema o per errore umano di un impiegato della banca o della finanziaria di competenza. Per quanto riguarda gli assegni, l'errore può interessare il dispositivo di controllo automatico sugli assegni o uno sbaglio della persona che lo ha incassato. In questo caso, l'errore del creditore è sempre dimostrabile, controllando i bonifici emessi o valutando l'assegno in oggetto. Nel caso in cui l'iscrizione al Registro Protesti sia avvenuta illegittimamente o per errore, presentando i documenti che lo attestano, la cancellazione sarà immediata, senza dover fare altre operazioni.

Cosa succede se si viene iscritti per la seconda volta nel Registro Protesti

Se, dopo essere stati riabilitati tramite procedura ufficiali, si incorre di nuovo nel ritardo o nel non pagamento di rate o se si emettono nuovamente assegni irregolari, la cancellazione del protesto cambiale o bancario diventa molto difficile. Un cattivo pagatore recidivo difficilmente riesce ad ottenere, in sede di tribunale, un nuovo decreto riabilitativo anche se, naturalmente, spetta alla discrezione del Giudice la decisione finale. Statisticamente, chi ha già avuto e cancellato un protesto, ha poche possibilità di riuscire a farsene cancellare un secondo.

Per la tutela dei cittadini, secondo la Legge 108/96, se un cattivo pagatore salda tutti i suoi debiti, addizionati della mora, entro un anno dal protesto, va riabilitato. In alcuni casi, però, laddove le rate saltate sono molte e l'ammontare del debito era importante, laddove il pagatore ha negato il rimborso o laddove ci sono, contestualmente, altri reati o intenzionalità, è possibile che il Giudice non conceda il decreto, a sua totale discrezionalità.

Se il cattivo pagatore è un'azienda che, ad esempio, non ha saldato le fatture dei fornitori o non ha pagato le rate di un mutuo o finanziamento, il procedimento è leggermente diverso. I debitori hanno 5 anni di tempo per richiedere la cancellazione, naturalmente dopo aver saldato tutti i conti, more incluse. Anche le aziende devono passare dal tribunale competente ed ottenere il decreto di cancellazione protesto cambiale. Questo, se ottenuto, va presentato in Camera di Commercio, con bollo da 16 euro, ed entro 20 giorni l'azienda sarà cancellata dal Registro Protesti.